Blu: Il genio Italiano della Street Art

Blu: Il genio Italiano della Street Art

Si potrebbe dire che gli street artist siano figli del nostro tempo, ma i migliori sono artisti randagi, figli solo della strada, che proteggono la propria arte con ossessivo anonimato. Con espressioni creative non autorizzate riempiono gli spazi pubblici delle metropoli, soprattutto in quei contesti urbani, che si prestano come perfetti veicoli per comunicare un semplice messaggio ma dal forte impatto mediatico. Da Bansky a ROA, ai gemelli Os Gemeos, la street art degli ultimi decenni si è conformata come un fenomeno culturale fuori dal comune, che si è rapidamente diffuso in tutto il mondo; sui muri dei palazzi di Brooklyn, su alti silos dell’area industriale di Vancouver, nell’accampamento di rifugiati della Giungla di Callais, sino alla striscia di Gaza. Talvolta, in una sola notte un intero e freddo muro viene rimesso in vita da un suggestivo murales, così la città si sveglia e timidamente, poco a poco, prende confidenza con quell’intervento così controverso. Le strade ci parlano e la street art con immagini iconiche e provocative, celando la propria identità, sceglie di non racchiudersi nella vanità di uno spazio museale. Ce l’ha fatto ben capire Blu, quando nel Marzo 2016 a Bologna, per protestare contro la mostra "Street art. Banksy e co, l'arte allo stato urbano" In cui era stato incluso senza il suo consenso, ha cancellato i suoi lavori realizzati nell'arco di vent'anni, contestando la sottrazione di beni collettivi allo spazio pubblico e la sottesa logica del profitto e della privatizzazione.

Ma chi è esattamente Blu? E’ un artista senza volto, come il luogo da cui proviene: Bologna, la città dai mille volti. Un fitto tessuto di portici e vicoli che si

aggroviglia e si snoda contrastando ampie piazze signorili a contesti sociali popolari e abbandonati. Una città in cui coesistono una moltitudine di origini, mille storie e persone che vanno e vengono, uno sciame urbano che prende volto e resistenza nell’arte di Blu. Non conosciamo né il nome, né il volto e nemmeno l’età di Blu. Presumibilmente è nato nei primi anni ’80 a Senigallia, per poi approdare a Bologna attorno al 1999. Nei primi anni la sua tecnica era limitata all'uso dello spray. Il suo stile più caratteristico si afferma più propriamente nel 2001 quando iniziò a dipingere pareti più vaste mediante rulli telescopici. Una soluzione che gli ha permesso di aumentare la superficie dipinta, facendo svettare nello skyline bolognese, enormi figure umane sarcasticamente drammatiche, che mostrano un immaginario visivo che proviene dai fumetti e dai videogiochi arcade, esprimendo un’ispirazione narrativa tratta dai contesti sociali più afflitti e degradati. Altri street artist sempre gravitanti attorno a Bologna come Dem, Sweza, Run e soprattutto Ericailcane, furono i compagni più fedeli di Blu durante le incursioni notturne nelle stazioni e nei cantieri. Un'anonima collaborazione creativa che superava il bisogno di firmare le loro creazioni. Sempre incappucciati, sempre in fuga non facevano altro che dipingere tutta la notte, come tantissimi altri street artist che nei primi anni 2000, in ogni parte del mondo imbrattavano e reinterpretavano il profilo delle nostre città. E anche i murales di Blu negli ultimi anni si sono diffusi rapidamente. A Milano, Londra, Belgrado, Berlino, Valencia, Madrid, Barcellona, e già dal 2007 in città extra-europee come Betlemme, a San Paolo e a Los Angeles, dove un suo lavoro è stato censurato e cancellato dal Museum of Contemporary, che lo aveva commissionato per l'evento Art in the street. Belgrado è una città bellissima, deve l’architettura più mitteleuropea e brutalista si insinua, di fronte a una palude, nell’incrocio di due grandi fiumi, la Sava e il Danubio, al centro dei Balcani. Nel 2007, a solo otto anni dal bombardamento inflitto dalla NATO, Belgrado stava appena iniziando a riaffacciarsi su tutto quello che culturalmente stava accadendo in Europa. Blu era lì e ha realizzato un umanoide che spalanca le sue fauci, nell’atto di imboccare un albero, i suoi denti sono palazzi, blocchi di cemento che si apprestano a tranciare il semplice simbolo della natura. A Berlino, in Oberbaumstrasse nel Blu ha rappresentato un uomo enorme rosa, The Pink Man, la testa di un grande uomo composto da un fitto intreccio altri uomini, un tema caro a Blu, un po’ alla Keith Haring ndr. compressi e ammassati tra di loro in un’unica grande figura, immortalata da Blu, ancora nell’atto di mangiare, di mangiare l’ennesimo corpo umano, che andrà poi a far parte di questo groviglio sovraffollato di anime ed esistenze, che si soffocano a vicenda. A Bogotà sulla facciata di un palazzo che sormonta una via gremita di piccoli negozi, Blu ha realizzato un cumulo di teschi che vengono polverizzati da una mano che con una carta di creduto, li tramuta in cocaina, mettendo in riga qualche dose. Il suo stile è riconoscibile in tutto il mondo grazie ai suoi “epic scale murals”. L'opera d'arte più famosa di Blu culmina in un'animazione grafica silenziosa composta da centinaia di dipinti su pareti che si applicano a un murale animato di sette minuti. Questo incredibile video si chiama Muto e può essere trovato su YouTube con milioni di visualizzazioni.